Il vuoto creato dal venir meno di un genitore o di una figura di attaccamento importante viene “riempito” dall’impegno, dall’arte, dal lavoro, dalla spinta verso nuove relazioni o realizzazioni o anche da un forte desiderio di controllo.Questo vuoto può anche essere il risultato di una perdita di altro tipo, come nel caso di Hawking, che riempì lo spazio lasciato dalla scomparsa traumatica di ogni forma di attività motoria, linguaggio compreso, con un’intensa attività mentale e con viaggi immaginari negli spazi dell’universo.Ciò che viene a crearsi in questi casi è una sorta di triangolo virtuoso ai cui vertici stanno (a)la perdita,(b) l’intenso stato emotivo che questa suscita,unito al bisogno di riscatto e (c) la mobilitazione di energie volte a riparare il senso di vuoto.Si cerca di restaurare quell’oggetto che, venendo meno, ha creato una carenza e ognuno ripara il danno con i mezzi di cui dispone.Creazione, impegno e ogni altro tipo di attività consentono di ricreare, a livello simbolico, l’oggetto perduto e di farlo rivivere sotto altra forma.Le energie emotive, mobilitate dalla perdita, vengono impiegate nella realizzazione di questo obiettivo.Il lutto, così come altri tipi di perdite, può dunque liberare energie che vengono poste al servizio del recupero, della ricostruzione e anche della creatività e dell’arte.
Da “La forza d’animo” di Anna Oliverio Ferraris
sabato 15 marzo 2008
mercoledì 12 marzo 2008
sabato 8 marzo 2008
Regolarità e istinto
…”E’ del tutto plausibile che l’apprezzamento estetico sia sorto come sottoprodotto della selezione della capacità di riconoscere gli schemi visivi.Se consideriamo il riconoscimento di tali schemi come un tipo di gioco intrapreso contro una potenziale minaccia dell’ambiente, riusciamo a comprendere perché sia possibile prevedere che la nostra mente sia estremamente sensibile alla loro presenza.In questi esempi si vedono all’opera i nostri istinti per l’individuazione, la creazione e la classificazione delle forme visive.L’uso sistematico più diffuso dei motivi decorativi è anche il più semplice:la creazione di fregi lineari.Le alternative possibili non sono numerose come indurrebbero a credere i cataloghi di carta da parati..
da “L’universo come opera d’arte” d John Barrow
da “L’universo come opera d’arte” d John Barrow
mercoledì 5 marzo 2008
domenica 2 marzo 2008
Il buco nero di Kerr
Normalmente si pensa al buco nero come ad un gigantesco aspirapolvere cosmico che ingoia tutto e subito ma che restituisce poi in fotoni la propria energia con lentezza ed avarizia esasperanti.Questa immagine si applica più che altro alla soluzione trovata da Schwarzshild nel 1917.
Una soluzione più generale è stata trovata da Roy Kerr nel 1963 e rappresenta quello che si potrebbe definire un buco nero rotante:Il buco di Kerr non è parassitico come quello di Schwarzschild e da esso si può ancora estrarre energia meccanica secondo un procedimento ideale inventato nel 1971 da Penrose.Il metodo prevede il lancio di un corpo di prova in una regione appiattita che circonda il buco, detta ergosfera:Scegliendo opportunamente il tempo e il luogo, sarebbe possibile, spezzando in due il corpo di prova, farne assorbire un frammento dal buco di Kerr e far riemergere il rimanente frammento con un’energia maggiore di quella inentrata, il tutto a spese del buco nero, che rallenterebbe la sua rotazioneContinuando il processo si finirebbe per ridurre il buco di Kerr ad un buco di Scharzschild dopo averne estratto tutta l’energia di rotazione.
Da “Infinito” di Tullio Regge
Una soluzione più generale è stata trovata da Roy Kerr nel 1963 e rappresenta quello che si potrebbe definire un buco nero rotante:Il buco di Kerr non è parassitico come quello di Schwarzschild e da esso si può ancora estrarre energia meccanica secondo un procedimento ideale inventato nel 1971 da Penrose.Il metodo prevede il lancio di un corpo di prova in una regione appiattita che circonda il buco, detta ergosfera:Scegliendo opportunamente il tempo e il luogo, sarebbe possibile, spezzando in due il corpo di prova, farne assorbire un frammento dal buco di Kerr e far riemergere il rimanente frammento con un’energia maggiore di quella inentrata, il tutto a spese del buco nero, che rallenterebbe la sua rotazioneContinuando il processo si finirebbe per ridurre il buco di Kerr ad un buco di Scharzschild dopo averne estratto tutta l’energia di rotazione.
Da “Infinito” di Tullio Regge
venerdì 29 febbraio 2008
Fisica e filosofia
Noi sappiamo che le forze di gravità sono prodotte dalle masse.Se perciò la gravitazione è connessa con delle proprietà dello spazio, queste proprietà dello spazio devono essere prodotte o influenzate dalle masse.Le forze centrifughe in un sistema ruotante devono essere prodotte dalla rotazione (relativa al sistema) di masse forse molto distanti.Per eseguire il programma tracciato in queste poche proposizioni Einstein dovette collegare le idee fisiche in esse implicite con lo schema matematico di geometria generale sviluppato da Riemann.Poichè le proprietà dello spazio sembravano mutare continuamente con i campi gravitazionali, la sua geometria doveva venir paragonata alla geometria delle superifici curve, dove la linea retta della geometria di Euclide deve essere sostituita dalla linea geodetica, la linea della distanza più breve, e dove la curvatura cambia continuamente…La geometria discussa nella teoria della relatività generale non si riferiva soltanto allo spazio tridimensionale ma al molteplice quadrimensionale costituito di spazio e di tempo…
Da “Fisica e filosofia” di Werner Heiseinberg
Da “Fisica e filosofia” di Werner Heiseinberg
domenica 24 febbraio 2008
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