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venerdì 25 gennaio 2008

Ricette per la felicità

Ricetta n1 –Martin Seligman-Psicologo dell’università della Pennysylvania
Trarre piacere dalle cose della vita
“Cercate di trarre piacere dalle cose della vita.Siate più coinvolti nelle vostre attività e individuate la strada migliore per un’esistenza più ricca di significato.Fate cinque buone azioni alla settimana.Oppure scrivete ogni giorno tre cose per le quali siete grati alla vita…..”

Ricetta n2-Rita Levi Montalcini-Premio Nobel per la medicina
Avere coraggio anche nei momenti difficili
“Per me significa avere il coraggio di affrontare anche i momenti difficili, scabrosi.Proprio perché un adulto può essere sereno, non felice, penso che la serenità sia la capacità dell’Homo sapiens di fronteggiare qualunque evenienza.Io sono stata serena anche nei momenti delle persecuzioni, perché non davo peso a chi mi perseguitava, li consideravo non degni del mio interesse..”

Ricetta n3-Bruno Dallapiccola-genetista
Non mollare mai
“Non mollate mai nelle cose che state facendo.Siate impegnat, sempre.Fate bene con determinazione quello che vi sentite di fare, scegliete un mestriere che piace e appaga.Solo così, quando si è fatto tutto quello che si doveva, ci si può sentire bene e dormire sereni..”

Ricetta n5-Daniel Kahneman-premio Nobel per l’economia
Sapersi adattare alle circostanze
“Sappiatevi adattare alle circostanze, di qualunque tipo esse siano, buone o cattive.
La gente viene colpita dalla capacità di essere felice di un paraplegico.Ma il fatto è che questi non è paraplegico a tempo pieno.Fa altre cose, si diverte con gli amici, mangia,legge, ha tanti interessi..”

Ricetta n6 –Sonya Lyubomirsky-Psicologa dell’università della California
“gratitudine” è la parola chiave
“Scrivere il diario della gratitudine in cui segnare le cose per le quali siete grati alla vostra esistenza e alle persone che vi circondano.Se vi prendete del tempo per segnare una volta la settimana tutto ciò, aumenterete in modo significativo il senso di soddisfazione della vostra vita.Questi esercizi di gratitudine fanno ancora di più:migliorano la salute e fanno crescere il livello di energia, nei pazienti con problemi neuromuscolari alleviano addirittura il dolore….”

venerdì 11 gennaio 2008

l'uomo e le macchine

“Non sarà mai possibile che un calcolatore “voglia” fare qualcosa, poiché è stato programmato da qualcun altro solo se potesse programmarsi da solo a partire da zero, un’assurdità, avrebbe un suo senso di desiderio.”L’ argomentazione è di Arthur Samuel, il programmatore di un gioco di dama, ma se questa è la ragione per cui i calcolatori non hanno una volontà propria, cosa dire degli uomini? .Lo stesso criterio implicherebbe quanto segue:
“A meno che una persona non programmi se stessa e scelga i propri desideri (ed anche scelga di scegliere i propri desideri, ecc) non si può dire che abbia una sua volontà autonoma.
Questo ci costringe a fermarci un momento a riflettere da dove provenga l’idea di avere una volontà.Chi non appartiene al “partito dell’anima”, probabilmente dirà che proviene dal cervello, un elemento di hardware che non è stato progettato né scelto dalla persona che ne è dotata.Eppure ciò non diminuisce la sensazione umana di desiderare alcune cose e non altre.Non siamo un oggetto “autoprogrammato”, eppure abbiamo la percezione dei desideri, e ciò proviene dal substrato fisico della nostra mente.In modo analogo le macchine potranno un giorno avere desideri senza bisogno che ci sia un programma magico che compare spontaneamente dalla memoria dal nulla.Esse avranno desideri pressappoco per la stessa ragione per cui li abbiamo noi, come conseguenza di un’organizzazione e di una struttura a molti livelli di hardware e di software.Morale:l’argomento di Samuel nonostante tutto non dice alcunché sulle differenze tra uomini e macchine.(E, in realtà, la volontà sarà meccanizzata)” da “Godel,Esher,Bach” di Hofsadter

Io non riesco ad accettare queste conclusioni!

giovedì 10 gennaio 2008

Il sé

Cosa siamo noi?Ciascuno di noi, ha profondamente sepolto in fondo alla sua coscienza, un forte senso dell’identità personale.
Crescendo e cambiando, cambiano anche le nostre opinioni e i nostri gusti; muta la concezione che abbiamo del mondo e nuove emozioni si affacciano.
Eppure mai una volta, in tutto questo mutare, dubitiamo di essere sempre la stessa persona.
Siamo “noi” che proviamo queste mutevoli esperienze.
Le esperienze accadono a “noi”.
Ma cos’è questo “noi” che sperimenta il mondo?..Per noi, gli altri sono essenzialmente corpi umani o, in misura minore, personalità psicologiche.Ben diverso è il modo in cui consideriamo noi stessi.
…diciamo “il mio corpo” così come diciamo “la mia casa”.Invece non diciamo la “mia mente”..La mia mente non è qualcosa che mi ospita: è “me”….
E’ evidente la difficoltà in cui incappa chi crede nella sopravvivenza dell’anima dopo la morte.Se l’anima deve rifarsi al cervello per archiviare e poi recuperare i ricordi, non si capisce come l’anima possa ricordare alcunchè dopo la morte del corpo.
E se non ricordasse nulla, che diritto avremmo di attribuirle un’ identità personale?
O dobbiamo supporre che l’anima disponga di un sistema mnemonico tutto suo, non materiale e di riserva rispetto all’altro convenzionale, che funziona parallelamente al cervello ma che è anche dotato di un’autonomia totale?
da "Dio e la nuova fisica" di Paul Davies